Forse non tutti sanno che esiste una psicologia del perdono. E forse non tutti sanno cosa sia veramente il perdono. Partiamo col dire che non è una semplice azione che si può intraprendere dopo aver subito un qualsiasi torto, ma un autentico viaggio dentro noi stessi.

Il perdono è una vera e propria terapia che porta benefici sia a livello psicologico che a livello fisico.

Perdonare porta infatti ad uno stato di libertà, in quanto consente di lasciare andare i sentimenti negativi generati dalle ferite del passato, i quali ci fanno rimanere intrappolati e non ci rendono lucidi, con conseguenze negative anche sulla nostra salute fisica, oltre che mentale.

Il perdono coinvolge diversi aspetti della mente umana, dall’aspetto emotivo a quello cognitivo e comportamentale e, riuscire a perdonare, sanifica, in quanto migliora la salute psicofisica.

Al contrario, l’odio distrugge, perché toglie le forze, l’ottimismo e la fiducia. In questo senso quindi possiamo vedere il perdono come la via da seguire per vivere meglio e in salute.

 

Il processo del perdono

Il perdono è un concetto antico e si inserisce in vari ambiti come la religione, la spiritualità, la crescita personale, lo studio della morale e la psicologia.

La psicologia del perdono, attraverso innumerevoli studi e dimostranze scientifiche, ha scandito il viaggio che porta al perdono in 4 momenti. Sono le 4 fasi necessarie per raggiungere pienamente il perdono che possono essere del tutto personali e verificarsi con tempi e sequenze cronologiche diversi. Questo modello fa parte del processo terapeutico del perdono messo a punto da R. Enright, professore di Psicologia Educativa.

Le possiamo sintetizzare così:

  1. Consapevolezza: individuare i propri sentimenti negativi in riferimento all’offesa ricevuta;
  2. Decisione: decidere liberamente di perdonare conoscendo bene il significato del perdono. Una decisione che deve essere presa senza condizionamenti e in modo spontaneo;
  3. Comprensione: impegnarsi a comprendere l’offesa e sviluppare empatia e compassione verso chi o cosa ha arrecato il danno;
  4. Approfondimento: prendere coscienza del nuovo stato che si sta vivendo e scoprire di essere cresciuti attraverso l’esperienza che abbiamo vissuto. Perdonare può infatti ricompensarci.

 

Salute e inclinazione al perdono

Gli effetti nocivi della rabbia, e in generale di tutte le emozioni negative, minacciano considerevolmente la nostra salute. Numerose ricerche riportano effetti positivi del perdono, sia sulla salute mentale sia sulla salute fisica. Ecco perché decidere di perdonare significa scegliere per il nostro bene.

Per esempio, molti studi dicono che le persone inclini a manifestare sentimenti di forte rabbia, che non riescono a gestire e a tenere sotto controllo, hanno una probabilità maggiore di sviluppare disturbi cardiaci.

Mentre, le ricerche condotte su soggetti che mostrano una predisposizione naturale al perdono, riscontrano più alti livelli di gradevolezza.

Tra gli effetti positivi del perdono è stata riscontrata anche una riduzione della depressione, dell’ansia e di alcune importanti patologie psichiatriche. Inoltre, una diminuzione dei disturbi cardiaci e, conseguentemente, una minore mortalità.

Siamo tutti in grado di perdonare?

Per perdonare ci vuole coraggio, è necessario distaccarsi dal risentimento e accettare ciò che è successo per concederci una vita migliore. Come detto sopra dev’essere una decisione ponderata a cui tutti possiamo arrivare.

Ciò non toglie che ci siano persone che più di altre sono portate a perdonare, comprese le persone che hanno una spiccata fede religiosa. Che il perdono venga inneggiato dalle principali religioni è difatti dato noto.

A prescindere però dalla nostra naturale inclinazione, l’impegno che profondiamo per lavorare sul perdono, farà la reale differenza. Un valido strumento che può venire in nostro aiuto è la scrittura, tenere un diario del nostro vissuto ci può far sentire molto meglio.

 

I luoghi comuni da sfatare

E’ importante ricordare che perdonare non significa dimenticare ma imparare a pensare meglio.

Non significa nemmeno riconciliarci, infatti può avvenire perdono senza riconciliazione, come anche possono avvenire entrambe le cose. Sicuramente, però, la riconciliazione presuppone il perdono, mentre può esserci perdono senza necessariamente continuare ad avere rapporti con la causa del nostro male.

Perdonare non è passare da deboli ma, al contrario, avere il coraggio di liberarsi di pesi che non meritiamo di sopportare per sempre.

Quando si dice che il “tempo sistema le cose” dobbiamo imparare a discernere. Lo scorrere delle settimane, dei mesi o degli anni non può risolvere le cose se non ci impegniamo a volerlo davvero. Facendo solo “passare il tempo” rischiamo di protrarre i nostri malesseri e di rovinarci così il domani.

 

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