Hieronymus Bosch, I sette vizi capitali (invidia), 1525.

 

Chi invidia è felice?

Verso la via della felicità, l’invidia sembra essere la sua antitesi: per essere felici non si dovrebbe provare invidia.

Nella rappresentazione dell’invidia di Bosch questo sentimento si evince in più sequenze di immagini. Da sinistra a destra una ragazza tenta di persuadere un uomo ricco per impossessarsi dei suoi soldi; poi la scena dei cani in basso che, non contenti degli ossi che hanno a disposizione, ne vogliono uno più grande: quello in mano al padre della ragazza affacciato alla finestra. Quest’ultimo, assieme alla moglie raffigurata al suo fianco, guarda con forte invidia un uomo nobile che tiene un falco nella mano. Infine, tutto a destra, un altro uomo trasporta un sacco sulla schiena a simboleggiare la condizione di quanti sono oppressi da questo vizio gravoso e insopportabile.

Un vizio che inevitabilmente condanna la persona a non essere felice in quanto, contrariamente a ciò che pensa l’invidios*, invidiare la felicità altrui rappresenta una strada senza uscita.

 

Cause e modalità della persona invidiosa

I segnali di invidia sono palesemente identificabili con tutto ciò che operi per danneggiare l’altr*, come il rancore, l’odio, il sabotaggio, l’impossessarsi dei suoi beni, il denigrare a parole, ecc.

Spesso l’invidia è collegata ad un profondo senso di inadeguatezza ed incapacità. Di base c’è la convinzione di essere vittime dei soprusi della società e delle ingiustizie della vita, delle angherie della gente. Questo non fa altro che innescare un meccanismo malsano nel tentativo di distruggere l’altra persona perché percepita come migliore. Per non guardare ai propri fallimenti, diventa più comodo inventare delle scuse iniziando a svalutare l’altr* per renderlo uguale a noi stessi e sperare così di sentirsi meglio.

Ciò che sostiene il sentimento dell’invidia, infatti, è pensare che se non si può essere felici allora non lo deve essere nessun altro. Ciò che si invidia non è ciò che possiede l’altr*, ma il fatto stesso che l’altr* possa possedere ciò che possiede. Ecco perchè l’invidia corrisponde all’incapacità di essere felici per gli altri.

Un’altra caratteristica connessa all’invidia è l’insicurezza che porta a mettere in dubbio le nostre reali capacità e il nostro valore, al punto di pensare di non essere meritevoli di successo e felicità.

A volte l’invidia deriva da rigidi schemi morali e da una tendenza al perfezionismo che portano la persona a voler infierire su chi non osserva i medesimi comportamenti. Ciò che viene invidiata è la libertà che vedono nell’altr* di non attenersi alle regole, quella libertà che loro stessi non sono in grado di concedersi.

Causa di invidia può essere anche vedere caratteristiche positive nella persona invidiata. In questo caso può essere invidiata la capacità di amare e di possedere un certo equilibrio emotivo che l’invidios* non solo è consapevole di non avere, ma vive nella convinzione che non ci sia rimedio a queste mancanze.

 

 

Come fare per intraprendere la strada dell’“anti-invidia”?

In una società in cui si respira costantemente una forte aria di competizione, cresce in maniera altrettanto forte l’ansia da prestazione. Ci troviamo quindi in un vortice in cui non riusciamo sempre a tenere a bada le sensazioni che proviamo. Ma, al posto di guardare i risultati degli altri, se proviamo a concentrarci sui nostri e a guardare ciò che di bello abbiamo, potremmo sperimentare una grande gratitudine. Assumendoci totalmente la responsabilità delle nostre scelte e delle relative conseguenze, riconquisteremo la nostra libertà in quanto rientreremo in possesso della nostra vita.

Per intraprendere un percorso “anti-invidia” possiamo cominciare innanzitutto a migliorare la percezione delle nostre carenze, accettandoci e perdonandoci anche se ci sentiamo manchevoli di qualcosa. In secondo luogo possiamo cercare di comprendere l’origine del nostro dolore ma, allo stesso tempo, possiamo partire dalle nostre potenzialità per migliorarci. 

Anche per quanto riguarda ciò che è esterno a noi, iniziare ad avere una propensione amorevole verso l’umanità e il mondo intero, senza aspettarci nulla in cambio, ci apre la giusta strada.

Adottare quindi una nuova modalità di guardare l’altro e noi stessi, essendo consapevoli della diversità che contraddistingue ognuno di noi, ci porta a fare un altro utile collegamento per combattere l’invidia. La scoperta delle nostre virtù attraverso la profonda conoscenza di noi stessi. Una volta venuti a conoscenza di ciò che ci contraddistingue e dopo che avremo compreso quanto è grande la nostra ricchezza, sapremo che è proprio questa che possiamo donare al mondo. È questo l’amore incondizionato che possiamo offrire agli altri e che possiamo riversare su noi stessi per cui sentirsi grati.

 

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